
Contrariamente a quanto si crede, la sicurezza dei vostri animali domestici non deriva da un’esca «innocua», ma da un protocollo di applicazione a prova di errore.
- Il pericolo maggiore non è l’ingestione diretta, ma il bioaccumulo di anticoagulanti di seconda generazione, che risalgono la catena alimentare.
- La sicurezza è un sistema: erogatori fissati al suolo, scelta della formulazione corretta e un piano di emergenza pronto all’uso sono più importanti del singolo prodotto.
Raccomandazione: Adottate un approccio di Lotta Integrata (IPM), concentrandovi sulla prevenzione e sul monitoraggio per ridurre al minimo l’uso di sostanze chimiche, garantendo la massima sicurezza.
La scoperta di topi o ratti in giardino scatena un conflitto interiore in ogni proprietario di animali domestici: l’urgenza di eliminare la minaccia sanitaria si scontra con la paura paralizzante che il proprio cane o gatto possa ingerire accidentalmente il veleno. Questa angoscia è assolutamente fondata. Come veterinario tossicologo che si occupa quotidianamente di casi di avvelenamento, posso confermare che gli incidenti con i rodenticidi sono fin troppo comuni e spesso devastanti. Il mercato è inondato di prodotti che promettono soluzioni rapide, ma la ricerca dell’esca «totalmente sicura» è un’illusione pericolosa.
Le soluzioni comuni, come piazzare trappole meccaniche o affidarsi a rimedi naturali, possono rivelarsi insufficienti di fronte a un’infestazione radicata. Molti si rassegnano a chiamare un professionista, ma anche in quel caso, la responsabilità di garantire un ambiente sicuro per i propri amici a quattro zampe rimane. La verità, spesso trascurata, è che la sicurezza non risiede nel prodotto in sé, ma nel metodo. La vera chiave non è trovare un veleno «gentile», ma implementare un protocollo di sicurezza sistemico e inflessibile. Questo approccio trasforma un atto potenzialmente rischioso in un’operazione controllata, dove ogni fase, dalla scelta della sostanza attiva al posizionamento dell’esca, è pensata per proteggere gli animali non bersaglio.
Questo articolo non vi fornirà una lista di prodotti miracolosi. Vi guiderà, invece, attraverso i pilastri di un protocollo di derattizzazione sicuro, basato sulla scienza tossicologica e sull’esperienza sul campo. Imparerete perché certi veleni sono più pericolosi di altri, come rendere le stazioni di avvelenamento inaccessibili, come interpretare i segni di attività e, infine, come costruire un piano di difesa integrato che minimizzi l’uso di sostanze chimiche. L’obiettivo è darvi la conoscenza per agire con competenza e fiducia, proteggendo sia la vostra casa che i vostri amati compagni animali.
In questa guida dettagliata, affronteremo ogni aspetto critico per gestire un’infestazione di roditori in modo responsabile. Il sommario seguente vi offre una panoramica dei temi che tratteremo per garantirvi la massima tranquillità.
Sommario: Protocollo di derattizzazione sicura in presenza di animali domestici
- Perché gli anticoagulanti di seconda generazione richiedono erogatori di sicurezza chiusi a chiave?
- Come fissare le stazioni di avvelenamento al suolo per impedirne lo spostamento accidentale?
- Blocchi paraffinati o pasta fresca: quale formulazione resiste meglio all’umidità esterna senza degradarsi?
- L’errore fatale di non avere la scheda di sicurezza del veleno a portata di mano in caso di incidente
- Come interpretare i segni di consumo sull’esca per capire la gravità dell’infestazione in corso?
- Come blindare le mangiatoie degli uccelli selvatici per evitare che nutrano anche le colonie di roditori notturni?
- Camminamenti in legno o pietra: quale materiale garantisce sicurezza ai bambini che corrono?
- Come implementare un piano di Pest Control integrato per proteggere un condominio senza abusare di prodotti chimici?
Perché gli anticoagulanti di seconda generazione richiedono erogatori di sicurezza chiusi a chiave?
Dal punto di vista tossicologico, non tutti i rodenticidi sono uguali. La distinzione fondamentale è tra anticoagulanti di prima e seconda generazione. Mentre i primi richiedono ingestioni multiple per essere letali, quelli di seconda generazione (come Bromadiolone e Brodifacoum) sono letali in una singola dose. Questa potenza ha una conseguenza terribile: il bioaccumulo. La sostanza tossica persiste a lungo nei tessuti del roditore avvelenato, trasformandolo in una bomba a orologeria per qualsiasi predatore, inclusi gatti, cani, volpi e rapaci. Uno studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del 2024 ha rivelato un dato sconcertante: in Italia, tracce di anticoagulanti sono state trovate nel 62% dei lupi analizzati, dimostrando come queste tossine risalgano silenziosamente la catena alimentare.
Questa elevata tossicità e persistenza sono il motivo per cui la legge impone l’uso di erogatori di sicurezza a prova di manomissione e chiusi a chiave. Non si tratta di una semplice raccomandazione, ma di un obbligo normativo per mitigare i rischi. Come sottolineato dall’Istituto Superiore di Sanità, queste misure sono state stabilite per minimizzare l’esposizione di organismi non bersaglio. Un erogatore chiuso a chiave non serve solo a impedire l’accesso diretto di un cane curioso, ma anche a contenere l’esca e a prevenire che roditori intossicati la trascinino all’esterno, rendendola accessibile ad altri animali.
Per comprendere la differenza di rischio, è utile un confronto diretto basato sui dati forniti dalle agenzie di controllo come il Rodenticide Resistance Action Committee.
| Caratteristica | 1ª Generazione (es. Warfarin) | 2ª Generazione (es. Brodifacoum) |
|---|---|---|
| Dosi richieste per essere letale | Multiple (5-7 giorni) | Singola dose letale |
| Persistenza nell’organismo | Eliminazione rapida | Bioaccumulo fino a 140 ore |
| Tossicità per animali domestici | Moderata | Da 5 a 20 volte superiore |
| Durata trattamento con antidoto (Vit. K1) | Trattamento per 7-14 giorni | Trattamento fino a 30 giorni o più |
La tabella mostra chiaramente perché l’uso di anticoagulanti di seconda generazione da parte di non professionisti è così pericoloso. Un singolo errore può avere conseguenze che richiedono settimane di terapie veterinarie intensive e costose. La chiave di sicurezza sull’erogatore non è un optional, ma la prima, fondamentale linea di difesa del vostro protocollo di sicurezza.
Come fissare le stazioni di avvelenamento al suolo per impedirne lo spostamento accidentale?
Un erogatore di esca, anche se chiuso a chiave, diventa inutile se un animale domestico può prenderlo, spostarlo e distruggerlo in un angolo nascosto del giardino. L’obiettivo del fissaggio non è solo impedire lo spostamento, ma raggiungere il «punto di rottura» della curiosità dell’animale: la stazione deve essere così saldamente ancorata che il cane o il gatto si stanchi e desista molto prima di riuscire a danneggiarla. Il fissaggio al suolo o a una struttura stabile è una parte non negoziabile del protocollo di sicurezza.
La scelta del metodo di ancoraggio dipende dalla superficie su cui posizionate la stazione. Un prato richiede un approccio diverso rispetto a un terrazzo piastrellato. La regola è: nessuna stazione deve essere semplicemente appoggiata a terra. Deve essere solidale con una struttura inamovibile. Qui di seguito, i metodi di ancoraggio professionali per le superfici più comuni in un giardino.

Come si può vedere nell’immagine, un fissaggio robusto è evidente e non lascia spazio a dubbi sulla sua solidità. Ogni erogatore professionale è dotato di fori predisposti per l’ancoraggio. Ignorarli significa vanificare l’intero sistema di sicurezza. Ecco una lista pratica di metodi di fissaggio:
- Terreno e prato: Utilizzare picchetti metallici a «U» o a «L» lunghi almeno 20-30 cm, inseriti attraverso i fori della stazione e conficcati profondamente nel terreno.
- Cemento, terrazzi e superfici pavimentate: Praticare fori con un trapano a percussione e utilizzare tasselli a espansione (M6 o M8) con viti per bloccare saldamente la stazione.
- Recinzioni, pali o tubature: Fissare l’erogatore utilizzando robuste fascette metalliche (non in plastica, che possono essere rosicchiate) o collari stringitubo.
- Pareti verticali: Utilizzare staffe metalliche a «L» ancorate al muro con tasselli adeguati, creando una piccola «mensola» su cui bloccare la stazione.
- Superfici irregolari (es. muretti a secco): Dove la foratura è difficile, si può ricorrere ad adesivi strutturali per esterni come silicone ad alta tenuta o adesivi poliuretanici, assicurandosi che facciano presa su una superficie pulita e asciutta.
Investire dieci minuti per ancorare correttamente una stazione di avvelenamento è l’azione che, più di ogni altra, può prevenire un’emergenza veterinaria. Un erogatore che non si può muovere è un erogatore che non può essere aperto.
Blocchi paraffinati o pasta fresca: quale formulazione resiste meglio all’umidità esterna senza degradarsi?
La scelta della formulazione dell’esca non è solo una questione di appetibilità per i roditori, ma anche un fattore critico di sicurezza e durata, specialmente in ambienti esterni come un giardino. Le due formulazioni più comuni sono i blocchi paraffinati e la pasta fresca (solitamente in bustine). Entrambe hanno vantaggi e svantaggi, ma in un contesto umido, la loro performance diverge drasticamente. Un’esca che si degrada rapidamente non solo perde efficacia (richiedendo applicazioni più frequenti e prolungando il rischio), ma può anche sbriciolarsi e disperdersi al di fuori dell’erogatore, contaminando l’ambiente.
Test sul campo hanno analizzato la resistenza delle diverse formulazioni in condizioni di elevata umidità, tipiche di un giardino irrigato o di zone piovose. I risultati sono chiari: i blocchi paraffinati, grazie alla loro matrice cerosa, offrono una resistenza all’acqua e all’umidità nettamente superiore. In un test comparativo, hanno mantenuto la loro integrità strutturale e appetibilità per 4-6 settimane in condizioni di umidità superiore all’80%. Al contrario, la pasta fresca, sebbene offra un’attrazione iniziale maggiore nelle prime 48 ore, inizia a degradarsi e a sviluppare muffe dopo 2-3 settimane, soprattutto se la bustina viene rosicchiata e il contenuto esposto.
I blocchi moderni sono inoltre progettati con scanalature che incoraggiano il rosicchiamento da parte dei roditori, mantenendo un’elevata appetibilità pur garantendo la durata. La pasta fresca rimane un’opzione eccellente per ambienti interni e asciutti, o per ottenere un abbattimento rapido in condizioni controllate, ma per un posizionamento a lungo termine in giardino, il blocco paraffinato rappresenta la scelta più sicura e affidabile. La sua integrità strutturale riduce al minimo il rischio che frammenti di esca vengano trasportati all’esterno dell’erogatore, un dettaglio cruciale per la sicurezza di cani e gatti.
In sintesi, per l’uso esterno, privilegiate sempre i blocchi paraffinati estrusi o pressati. La loro durabilità si traduce in un minor numero di controlli, una maggiore efficacia nel tempo e, soprattutto, un rischio ridotto di contaminazione ambientale.
L’errore fatale di non avere la scheda di sicurezza del veleno a portata di mano in caso di incidente
Immaginate lo scenario peggiore: nonostante tutte le precauzioni, sospettate che il vostro cane abbia ingerito del veleno per topi. Il panico è immediato. La prima cosa che farete è chiamare il vostro veterinario. E la prima domanda che vi farà il veterinario sarà: «Qual è il principio attivo?«. In questo momento critico, la differenza tra una risposta vaga come «un veleno per topi blu» e una precisa come «Brodifacoum allo 0,005%» può determinare l’esito della terapia.
L’errore più grave e purtroppo comune è buttare la confezione e la Scheda di Dati di Sicurezza (SDS) del prodotto dopo aver posizionato le esche. Questo documento non è semplice burocrazia: è il manuale di istruzioni per salvare una vita. Contiene informazioni vitali: il principio attivo, la sua concentrazione, i sintomi dell’avvelenamento e, soprattutto, l’antidoto specifico e il protocollo terapeutico consigliato. Come ricorda il Prof. Simone Bertini, esperto di tossicologia, in un suo articolo:
Vi basti pensare che, tra i rodenticidi ad azione anticoagulante, vi sono principi attivi che sono in grado di bloccare la vitamina K anche per più di un mese!
– Prof. Simone Bertini, Articolo su intossicazioni animali domestici
Questa informazione, contenuta nella SDS, guida il veterinario sulla durata del trattamento con l’antidoto (Vitamina K1), che può variare da due a oltre quattro settimane a seconda della molecola. Senza questa scheda, il veterinario deve procedere «alla cieca», basandosi su protocolli generici che potrebbero non essere sufficienti.

La Scheda di Sicurezza è la vostra assicurazione. Conservatela sempre insieme a una foto della confezione del prodotto sul vostro telefono e in un luogo accessibile in casa, come attaccata al frigorifero. In caso di emergenza, la vostra prontezza nel fornire queste informazioni al centro antiveleni o al veterinario è il primo, fondamentale passo della catena di intervento.
Piano d’azione per l’emergenza avvelenamento: i punti da verificare
- Identificazione immediata: Conservare la confezione originale e la Scheda di Dati di Sicurezza (SDS) del rodenticida in un luogo noto e accessibile a tutta la famiglia.
- Contatti di emergenza: Avere a portata di mano il numero del proprio veterinario e quello del Centro Antiveleni più vicino (es. Ospedale Niguarda di Milano: 02 66101029).
- Raccolta prove: Se possibile, raccogliere un campione del veleno o della confezione da portare con sé dal veterinario.
- Non indurre il vomito: Non tentare rimedi casalinghi o di indurre il vomito senza l’esplicita indicazione di un veterinario, poiché potrebbe peggiorare la situazione.
- Agire tempestivamente: Contattare immediatamente il veterinario anche in caso di semplice sospetto. I sintomi degli anticoagulanti compaiono dopo giorni, quando il danno è già avanzato.
Come interpretare i segni di consumo sull’esca per capire la gravità dell’infestazione in corso?
Il monitoraggio delle stazioni di avvelenamento è molto più di un semplice «rabbocco» dell’esca. È un’attività di intelligence che vi permette di capire la dinamica dell’infestazione, stimarne la gravità e adattare la vostra strategia. Un consumo rapido e completo è un segnale di allarme, mentre un consumo parziale o nullo fornisce informazioni altrettanto preziose. Imparare a leggere questi segni vi consente di passare da un approccio passivo a uno attivo e strategico, aumentando l’efficacia e riducendo l’uso non necessario di rodenticidi.
L’interpretazione si basa sull’osservazione della quantità di esca consumata in un determinato arco di tempo (solitamente 24-48 ore o una settimana). Un monitoraggio settimanale è un buon punto di partenza. Come dimostra uno studio sul monitoraggio professionale in un condominio, registrare i consumi ha permesso di identificare i pattern di attività dei roditori. Ad esempio, picchi di consumo dopo le piogge indicavano migrazioni dai tombini, consentendo interventi mirati. Questo approccio ha portato alla risoluzione dell’infestazione utilizzando il 60% in meno di prodotto rispetto a un metodo standard basato su rabbocchi indiscriminati.
La seguente tabella fornisce una scala pratica per interpretare lo stato dell’esca e decidere l’azione più appropriata. Questo strumento trasforma una semplice osservazione in una decisione strategica.
| Stato dell’Esca dopo 7 giorni | Interpretazione | Azione Consigliata |
|---|---|---|
| Appena rosicchiata (consumo 10-20%) | Attività esplorativa o presenza di 1-2 individui neofobici. | Mantenere la posizione. Rabboccare l’esca e continuare a monitorare. |
| Consumata per circa metà (consumo 50%) | Presenza di una piccola colonia (probabilmente 3-5 individui). | Rabboccare completamente e valutare l’aggiunta di una seconda stazione a 5-10 metri di distanza. |
| Quasi sparita o sparita in 24-48h | Infestazione significativa, probabilmente una colonia numerosa (>10 individui). | Rabboccare e aggiungere immediatamente altre stazioni nei punti strategici. Intensificare il monitoraggio. |
| Intatta dopo 14 giorni | Assenza di roditori in quella zona, oppure esca non appetibile o mal posizionata. | Spostare la stazione in un altro punto «caldo» (lungo un muro, vicino a una tana) o provare una formulazione diversa. |
Il monitoraggio attivo non solo ottimizza la derattizzazione, ma è anche un pilastro della sicurezza. Sapere dove e quanto è forte l’attività dei roditori vi aiuta a concentrare gli sforzi e a limitare la presenza di veleno nel resto del giardino, riducendo il perimetro di rischio per i vostri animali.
Come blindare le mangiatoie degli uccelli selvatici per evitare che nutrano anche le colonie di roditori notturni?
Uno dei principi fondamentali di un protocollo di sicurezza è la bonifica ambientale. Prima ancora di pensare a quale veleno usare, è imperativo eliminare tutte le fonti di cibo alternative che attirano e sostengono una colonia di roditori. Spesso, senza rendercene conto, siamo noi stessi a foraggiare l’infestazione. Una delle fonti più comuni e insospettabili è la mangiatoia per gli uccelli selvatici.
I semi che cadono a terra e quelli lasciati nella mangiatoia durante la notte costituiscono un banchetto irresistibile per topi e ratti. Una mangiatoia non protetta può diventare il centro di approvvigionamento di un’intera colonia, rendendo qualsiasi tentativo di derattizzazione con esche molto più difficile, poiché i roditori avranno sempre una fonte di cibo alternativa e più sicura a disposizione. «Blindare» la mangiatoia è quindi un passo cruciale e non negoziabile nella gestione integrata dei parassiti.
Rendere una mangiatoia a prova di roditore non significa smettere di nutrire gli uccelli, ma farlo in modo intelligente e selettivo. Esistono diverse tecniche efficaci per impedire l’accesso ai roditori, che sono eccellenti arrampicatori ma possono essere fermati con le giuste barriere fisiche. Ecco un sistema di protezione pratico:
- Installare deflettori (baffles): Montare una cupola o un cono in metallo liscio (detto «baffle») sul palo di sostegno della mangiatoia, a un’altezza di circa 1,2-1,5 metri dal suolo. Questo impedirà a ratti e scoiattoli di arrampicarsi.
- Utilizzare pali metallici lisci: Scegliere pali di sostegno in metallo invece che in legno. La superficie liscia offre molta meno presa per l’arrampicata.
- Aggiungere un vassoio raccogli-semi: Montare un vassoio largo sotto la mangiatoia per raccogliere i semi che cadono. Assicurarsi di svuotarlo ogni sera.
- Pulizia serale: Rimuovere meticolosamente tutti i semi caduti a terra intorno alla mangiatoia ogni giorno prima del tramonto, quando i roditori diventano più attivi.
- Scegliere i semi giusti: Alcuni semi sono meno graditi ai roditori. Semi di cartamo (safflower) e di niger sono ottime opzioni per attirare molte specie di uccelli ma sono spesso ignorati dai topi.
Queste misure di prevenzione sono la forma più sicura ed efficace di controllo dei parassiti. Eliminando la fonte di cibo, si riduce la capacità della colonia di prosperare, rendendo l’ambiente molto meno attraente per i nuovi arrivati.
Camminamenti in legno o pietra: quale materiale garantisce sicurezza ai bambini che corrono?
La progettazione di un giardino sicuro per i bambini che corrono e giocano è una priorità. La scelta tra un camminamento in legno (decking) o in pietra dipende da fattori come la scivolosità e la stabilità. Tuttavia, da un punto di vista tossicologico e di controllo dei parassiti, questa scelta ha un’implicazione di sicurezza ancora più profonda: la creazione involontaria di habitat per i roditori. Un giardino che offre rifugi sicuri per topi e ratti è un giardino che richiederà interventi di derattizzazione più frequenti e rischiosi.
La scelta dei materiali e del design del giardino può favorire o ostacolare la nidificazione dei roditori. Secondo i dati raccolti dalle aziende di pest control, l’installazione di una pavimentazione in legno (decking) sollevata da terra può aumentare fino al 65% la probabilità che i roditori nidifichino al di sotto. Lo spazio vuoto, buio e protetto tra le assi e il terreno è un ambiente ideale per una colonia. Al contrario, i camminamenti in pietra o lastre di cemento continue e ben sigillate offrono molti meno nascondigli.
La sicurezza a lungo termine, quindi, non riguarda solo la prevenzione delle cadute, ma anche la creazione di un ambiente inospitale per i parassiti. Un giardino «a prova di roditore» è intrinsecamente più sicuro per bambini e animali domestici perché riduce la necessità di interventi chimici. Ecco alcuni principi di progettazione da considerare:
- Pavimentazioni: Preferire sempre lastre continue o piastrelle con fughe ben sigillate rispetto a pietre posate a secco, decking o ghiaia, che lasciano interstizi e spazi vuoti.
- Decking in legno: Se si opta per il legno, la struttura deve essere sollevata di almeno 30 cm dal suolo e l’area sottostante deve essere ispezionabile e, idealmente, protetta da una rete metallica a maglie strette.
- Cataste di legna e compost: Posizionare le cataste di legna su supporti rialzati di 40 cm e lontane dai muri della casa. Utilizzare compostiere chiuse e dotate di una rete anti-roditore alla base.
- Vegetazione: Mantenere una fascia libera di circa 50 cm lungo tutto il perimetro delle fondamenta della casa. Evitare piante rampicanti dense che possono servire da «scale» per i roditori.
Progettare pensando anche alla prevenzione dei parassiti è un investimento sulla sicurezza a 360 gradi, che protegge la famiglia da molteplici tipi di rischio.
Da ricordare
- La sicurezza non sta nel prodotto, ma nel protocollo: erogatori fissati, monitoraggio costante e preparazione all’emergenza.
- Gli anticoagulanti di seconda generazione sono estremamente persistenti e pericolosi per la catena alimentare. Il loro uso richiede la massima cautela.
- La prevenzione ambientale (eliminare fonti di cibo e rifugi) è più efficace e sicura di qualsiasi intervento chimico.
Come implementare un piano di Pest Control integrato per proteggere un condominio senza abusare di prodotti chimici?
Tutti i principi discussi finora — prevenzione, monitoraggio, uso mirato e sicuro dei prodotti — convergono in un approccio professionale noto come Lotta Integrata ai Parassiti (IPM – Integrated Pest Management). Questo metodo rappresenta l’evoluzione della derattizzazione: non più una guerra chimica indiscriminata, ma una strategia olistica che mira a gestire le infestazioni a lungo termine con il minimo impatto ambientale e il massimo livello di sicurezza. È l’approccio ideale per ambienti complessi come i condomini, dove la sicurezza di bambini e animali domestici è una priorità assoluta.
Un piano IPM si basa su una piramide di azioni: alla base c’è la prevenzione (bonifica ambientale e sigillatura dei punti di accesso), al centro il monitoraggio (con trappole meccaniche o sensori digitali) e solo in cima, come ultima risorsa, l’uso mirato di rodenticidi. Le aziende specializzate in pest control ecologico dimostrano che questo approccio può portare a una riduzione dell’80% nell’uso di rodenticidi mantenendo la stessa, se non superiore, efficacia.
Un eccellente caso di studio è il programma IPM implementato da Anticimex in un condominio di 40 unità. Il piano si è articolato in tre fasi:
Studio di caso: Approccio IPM in un contesto condominiale
Problema: Infestazione ricorrente di ratti in un condominio, con preoccupazione dei residenti per l’uso di veleni nelle aree comuni. Soluzione IPM: 1) Mappatura: Utilizzo di sensori digitali per identificare i percorsi e i punti critici di attività dei roditori (locale rifiuti, cantine, vano ascensore). 2) Prevenzione Strutturale (Exclusion): Sigillatura professionale di 47 punti di accesso identificati (crepe nei muri, passaggi di tubature). 3) Formazione: Sessioni educative per i residenti sulla corretta gestione dei rifiuti. Risultato: Controllo totale dell’infestazione utilizzando solo due stazioni di cattura meccanica nei punti critici, senza alcun uso di esche avvelenate. Il monitoraggio digitale continuo garantisce un controllo proattivo.
Questo approccio, come sottolineato dal team di Anticimex, si focalizza su soluzioni definitive e non crudeli.
Evitiamo l’uso di veleno e non utilizziamo metodi che sono crudeli per gli animali. Il nostro approccio garantisce una soluzione rapida ed efficace per debellare i ratti.
– Team Anticimex Italia, Protocollo derattizzazione ecologica 2024
Adottare una mentalità IPM significa smettere di pensare a «come uccidere i topi» e iniziare a pensare a «come rendere il mio ambiente inabitabile per loro». È il cambiamento di paradigma che garantisce la vera sicurezza a lungo termine per tutti gli abitanti della casa, umani e animali.
Per applicare concretamente questi principi di sicurezza, il passo successivo consiste nel valutare la vostra specifica situazione e costruire un protocollo su misura per il vostro giardino e la vostra famiglia.