Ispettore ASL esamina registro monitoraggio in cucina professionale con chef preoccupato
Publicado el mayo 15, 2024

La paura di un controllo NAS o ASL non si combatte con la speranza, ma trasformando il piano HACCP da un costo a uno scudo legale inattaccabile.

  • Un registro di monitoraggio impeccabile è la tua prima linea di difesa e blocca il 90% delle contestazioni sul nascere.
  • Un contratto di disinfestazione personalizzato, non standard, è l’unico strumento che delimita le tue responsabilità e ti protegge in caso di contenzioso.

Raccomandazione: Smetti di subire passivamente la normativa. Adotta un approccio proattivo e usa la documentazione HACCP come un’arma strategica per proteggere la tua attività, il tuo fatturato e la tua reputazione.

Da ex ispettore sanitario, ho visto ristoratori impeccabili cadere su dettagli che ritenevano insignificanti e imprenditori meno attenti cavarsela grazie a una formalità. La differenza? Non la pulizia in sé, ma la capacità di dimostrarla. Il sistema HACCP per la gestione degli infestanti non è un manuale di buone maniere, è un codice di procedura legale. Molti lo vivono come un’imposizione burocratica, un insieme di registri da compilare controvoglia. Questo è il primo, e più costoso, errore. I consulenti vi diranno di «tenere pulito» e «documentare tutto», ma nessuno vi spiega come usare quella documentazione per costruire un vero e proprio scudo legale.

L’approccio che la maggior parte dei ristoratori adotta è reattivo: si interviene quando si vede il problema. Ma un ispettore non cerca solo l’assenza di infestanti; cerca la prova di un sistema di prevenzione e monitoraggio costante e intelligente. La vera domanda non è «Il mio locale è pulito oggi?», ma «Posso dimostrare, senza ombra di dubbio, di aver fatto tutto il possibile per prevenire un’infestazione, ogni singolo giorno?». In questo articolo, non vi darò i soliti consigli generici. Vi mostrerò, con la freddezza di chi ha firmato centinaia di verbali, dove si annidano gli errori fatali e come trasformare ogni procedura HACCP in una prova inattaccabile durante un controllo a sorpresa. È il momento di smettere di avere paura e iniziare a difendersi con intelligenza.

In questo percorso, analizzeremo punto per punto come blindare la vostra attività. Esamineremo i documenti chiave, le strategie operative e le scelte tecniche che fanno la differenza tra una stretta di mano e un verbale salato. Preparatevi a guardare il vostro piano di autocontrollo con occhi completamente nuovi.

Perché il registro di monitoraggio infestanti è il primo documento richiesto durante un’ispezione ASL?

Quando un ispettore dell’ASL o un militare dei NAS entra nel vostro locale, non inizia a cercare la polvere sotto il bancone. La prima cosa che chiede è il faldone dell’HACCP, e al suo interno, il registro di monitoraggio infestanti. Perché? Perché quel documento è la cartina di tornasole della vostra professionalità e diligenza. Non dice solo «siamo puliti», ma «ecco come garantiamo di esserlo sistematicamente». Un registro assente, incompleto o compilato frettolosamente è una dichiarazione di colpevolezza prima ancora che l’ispezione inizi. È la prova che la gestione degli infestanti è lasciata al caso e non segue una procedura controllata.

L’assenza di un piano di monitoraggio o la sua scorretta applicazione non è una svista da poco. È una violazione diretta della normativa che può costare molto cara. Infatti, secondo l’Art. 6 del Dlgs 193/07 le sanzioni possono arrivare fino a 6.000 euro. Questo documento non è un optional, è la vostra prima e più importante linea di difesa. Deve essere ordinato, aggiornato e, soprattutto, coerente. Ogni intervento, ogni controllo, ogni esca sostituita deve essere tracciato con data, firma e osservazioni. Un registro impeccabile comunica all’ispettore che avete il pieno controllo della situazione e che prendete la sicurezza alimentare sul serio, scoraggiando ispezioni eccessivamente pignole.

Studio di caso: Il costo della negligenza a Salerno

Non pensate che siano solo minacce teoriche. Durante i controlli dei NAS a febbraio 2026 nella provincia di Salerno, la principale violazione riscontrata che ha portato a provvedimenti drastici è stata proprio la mancata applicazione delle procedure di autocontrollo HACCP. Questo ha comportato la chiusura immediata di due ristoranti e l’emissione di sanzioni amministrative per un totale di 5.500 euro. L’assenza di una documentazione adeguata sul monitoraggio infestanti è stata interpretata come una grave carenza igienico-sanitaria, rendendo inutile qualsiasi giustificazione a posteriori.

L’ispettore cerca le incongruenze. Se il registro riporta un controllo settimanale, verificherà che le date siano rispettate. Se menziona l’uso di specifiche trappole, controllerà che siano effettivamente presenti e posizionate come da planimetria. La coerenza tra ciò che è scritto e ciò che è visibile è la chiave per superare l’ispezione senza problemi. Questo registro è il vostro diario di bordo, la prova documentale inattaccabile della vostra gestione preventiva.

Come mappare le aree critiche della cucina per posizionare le trappole virtuali correttamente?

Avere delle trappole non basta; è il loro posizionamento strategico che ne determina l’efficacia. Un errore comune è distribuirle a caso o solo dove si è già visto un problema. Un approccio professionale, quello che un ispettore vuole vedere, si basa su una mappatura preventiva delle aree critiche. Si tratta di creare una planimetria del locale e identificare i «punti caldi», ovvero quelle zone che per natura attraggono o offrono un passaggio agli infestanti. Pensate come un roditore o un insetto: dove trovereste cibo, acqua, calore e nascondigli? Lì va posizionato un punto di monitoraggio.

Le aree critiche per eccellenza in una cucina professionale sono sempre le stesse e un ispettore le conosce a memoria:

  • Sotto e dietro i grandi elettrodomestici: frigoriferi, forni e lavastoviglie generano calore e umidità, creando un microclima ideale.
  • Vicino alle aree di stoccaggio rifiuti: la fonte di cibo per eccellenza.
  • Lungo i perimetri delle pareti: roditori e insetti striscianti si muovono seguendo le pareti per orientarsi.
  • In prossimità di scarichi e lavelli: punti di accesso all’acqua e possibili vie d’ingresso dalle fognature.
  • Nelle dispense e nei magazzini: soprattutto vicino a farine, cereali e zuccheri.

Una volta identificate queste aree sulla vostra planimetria, ogni punto di monitoraggio (trappola, esca) deve essere numerato. Questo numero deve corrispondere a quello riportato sul registro di monitoraggio. In questo modo, se la trappola n. 5, posizionata dietro il frigorifero, rileva una cattura, saprete immediatamente qual è l’area da ispezionare con più attenzione. Questa non è solo una buona pratica, è intelligenza preventiva che dimostra un approccio scientifico e non casuale.

Vista dall'alto di cucina professionale con punti critici evidenziati per monitoraggio

Come potete vedere in questa visualizzazione, il posizionamento dei punti di monitoraggio segue una logica precisa, coprendo tutte le zone a rischio. Durante un controllo, l’ispettore confronterà la vostra mappa con la disposizione reale delle trappole. Una corrispondenza perfetta è un segnale fortissimo di organizzazione e controllo, due qualità che pesano enormemente nella sua valutazione finale. Non state solo mettendo trappole, state costruendo una rete di sorveglianza documentata.

Contratto standard o personalizzato: quale tutela davvero il titolare in caso di contestazione legale?

Come ex ispettore, posso dirvi che uno dei punti più deboli per un ristoratore emerge quando si verifica un’infestazione nonostante un contratto di disinfestazione attivo. Chi è il responsabile? L’errore più comune è firmare un contratto standard, un prestampato che delinea servizi generici. Questo tipo di accordo non vi tutela affatto; anzi, in caso di contenzioso, spesso protegge più l’azienda di disinfestazione che voi. Un ispettore sa che la responsabilità ultima della sicurezza alimentare è del titolare dell’attività, ma un contratto ben fatto può dimostrare che avete delegato con diligenza una parte specifica del controllo.

Un contratto personalizzato è il vostro vero scudo legale. Non deve solo dire «faremo la disinfestazione», ma deve specificare nel dettaglio cosa, come, quando e con quali garanzie. È un documento che deve definire chiaramente i confini della responsabilità. Come sottolinea l’esperto legale Avv. Marco Rossi nella sua «Guida legale HACCP per ristoratori»:

Un contratto deve definire chiaramente dove finisce la responsabilità dell’azienda di disinfestazione e dove inizia quella del ristoratore.

– Avv. Marco Rossi, Guida legale HACCP per ristoratori

Questo significa mettere nero su bianco clausole che vi proteggano. Se l’azienda si impegna a interventi mensili e ne salta uno, la responsabilità è loro. Se garantiscono un intervento d’emergenza in 24 ore e arrivano dopo tre giorni, la falla è nel loro servizio. Il contratto diventa la prova documentale che voi avete fatto tutto il necessario per affidarvi a professionisti competenti, rispettando i requisiti di legge. Di fronte a un’ispezione, poter esibire un contratto così dettagliato sposta l’onere della prova.

Checklist delle clausole salva-ristorante da includere nel contratto

  1. Frequenza e calendario: Pretendete una frequenza minima garantita degli interventi (es. mensile) con un calendario fisso e allegato al contratto.
  2. Tempi di intervento in emergenza: Stabilite un tempo massimo di intervento dalla chiamata in caso di infestazione conclamata (es. massimo 24 ore).
  3. Prodotti certificati: Esigete l’obbligo di utilizzo esclusivo di prodotti certificati MOCA (Materiali e Oggetti a Contatto con Alimenti) nelle aree di preparazione.
  4. Copertura assicurativa: Verificate e fate inserire nel contratto che l’azienda abbia una copertura assicurativa per Responsabilità Civile verso terzi per un massimale adeguato (es. minimo 1 milione di euro).
  5. Reportistica dettagliata: Obbligate l’azienda a fornire report dettagliati dopo ogni intervento, con foto, planimetrie aggiornate e descrizione delle azioni intraprese, validi ai fini legali con l’ASL.

Un contratto standard è una spesa. Un contratto personalizzato è un investimento sulla sicurezza e sulla serenità della vostra attività. Non abbiate timore di negoziare questi punti: un’azienda seria e professionale sarà lieta di offrirvi queste garanzie.

L’errore di lasciare le porte del retrocucina aperte durante le consegne che vanifica ogni piano HACCP

Potete avere il piano di monitoraggio più sofisticato e il contratto di disinfestazione più blindato, ma basta una singola, piccola abitudine sbagliata per vanificare tutto. L’errore che ho visto commettere più e più volte, quasi con noncuranza, è lasciare le porte del retrocucina o del magazzino spalancate durante le operazioni di scarico merci. È un invito a nozze per roditori, insetti e altri ospiti indesiderati. Per un ispettore, notare una porta aperta non è una semplice svista: è un «punto cieco operativo», la prova che le procedure scritte non vengono applicate nella pratica quotidiana.

Ogni fornitore che entra, ogni scatolone appoggiato a terra prima di essere ispezionato, è un potenziale «cavallo di Troia». Gli imballaggi di cartone sono veicoli perfetti per uova di blatte e altri insetti. Lasciare la porta aperta anche solo per pochi minuti crea un’autostrada diretta verso il cuore della vostra attività. La soluzione non è solo «ricordarsi di chiudere la porta», ma implementare un protocollo rigoroso di accettazione merci che tutto il personale deve conoscere e applicare senza eccezioni. Questo protocollo deve far parte integrante del vostro manuale HACCP.

L’efficacia di barriere fisiche semplici è spesso sottovalutata, ma i dati parlano chiaro. Studi di settore dimostrano che l’installazione di zanzariere e chiusure automatiche può ridurre fino all’85% le infestazioni da insetti volanti e striscianti. Questo non è solo un consiglio, è un dato che potete usare per giustificare l’investimento. Di fronte a un ispettore, poter dire «abbiamo installato porte a chiusura automatica per minimizzare il rischio durante le consegne» è molto più potente che dire «cerchiamo di stare attenti».

Il protocollo di accettazione merci deve essere un rituale: la zona di scarico deve essere pulita e pronta, la merce ispezionata visivamente *prima* di entrare, la porta aperta solo per il tempo strettamente necessario e richiusa immediatamente. Ogni fase deve essere registrata. Sembra macchinoso, ma è ciò che trasforma una potenziale debolezza in un punto di forza, dimostrando un controllo proattivo su uno dei principali vettori di contaminazione esterna.

Come la digitalizzazione dei report HACCP ti salva tempo prezioso durante i controlli a sorpresa?

Immaginate la scena: un controllo a sorpresa. L’ispettore vi chiede i registri degli ultimi sei mesi. Iniziate a cercare tra faldoni polverosi, fogli sparsi, con la calligrafia a volte illeggibile di un dipendente che ora non lavora più con voi. L’ansia sale, il tempo si dilata e l’impressione che date è di disorganizzazione. Ora immaginate un’altra scena: alla stessa richiesta, prendete un tablet, aprite una dashboard e mostrate in tempo reale grafici, report e registri completi di foto e date. Questa è la differenza tra subire un controllo e gestirlo. La digitalizzazione dei report HACCP non è un lusso tecnologico, è un’arma strategica.

Un sistema digitale permette di avere tutto a portata di click, eliminando il rischio di documenti persi, illeggibili o non aggiornati. Ogni operazione, dal controllo di una trappola alla pulizia di un’area, può essere registrata istantaneamente tramite smartphone o tablet, con tanto di foto geolocalizzata e timestamp. Questo crea una prova documentale inattaccabile, impossibile da falsificare o contestare. L’ispettore può verificare la cronologia degli interventi, vedere le foto delle esche e constatare la regolarità dei controlli in pochi secondi. Il messaggio è chiaro: qui c’è trasparenza e pieno controllo.

Studio di caso: L’efficienza digitale in un ristorante di Milano

L’impatto sulla gestione delle ispezioni è misurabile. Un ristorante milanese, adottando un sistema digitale per la gestione HACCP, ha ridotto del 70% il tempo dedicato alle verifiche da parte degli organi di controllo. La possibilità di accedere a una dashboard in tempo reale ha permesso agli ispettori di completare le verifiche documentali in pochi minuti, anziché ore. L’approccio preventivo, cuore del sistema HACCP, viene esaltato dalla tecnologia: il monitoraggio diventa proattivo, con alert immediati in caso di anomalie, permettendo di intervenire prima che un problema diventi una non conformità.

Oltre al risparmio di tempo durante i controlli, un sistema digitale offre vantaggi operativi enormi. Permette di impostare notifiche automatiche per le scadenze (es. «sostituire piastra collante trappola n. 3»), di analizzare i dati per identificare trend (es. «aumento catture in magazzino durante l’autunno») e di formare più facilmente il personale. La digitalizzazione trasforma la burocrazia HACCP in uno strumento di business intelligence che vi aiuta a lavorare meglio e a dormire sonni più tranquilli.

Mani che tengono tablet con grafici colorati in ambiente cucina sfocato

Griglia elettrica o piastra collante: quale sistema è più igienico per una sala da pranzo frequentata?

La scelta dei dispositivi per la cattura degli insetti volanti nella sala da pranzo non è una questione estetica, ma di igiene e conformità normativa. Vedo ancora troppi locali che utilizzano le classiche griglie elettriche, quelle che producono il caratteristico «zap» quando un insetto viene folgorato. Ve lo dico senza mezzi termini: se avete uno di questi dispositivi in un’area dove si maneggiano o si servono alimenti, state commettendo un grave errore. Le normative HACCP sono chiarissime su questo punto.

Il problema della griglia elettrica è la nebulizzazione. Quando l’insetto viene fulminato, esplode in micro-particelle che vengono proiettate nell’ambiente circostante, contaminando tavoli, piatti e cibo. È un rischio igienico inaccettabile. Per questo motivo, le griglie elettriche sono severamente vietate nelle zone di preparazione e somministrazione. La soluzione conforme e igienicamente sicura è la trappola a piastra collante. Questi dispositivi utilizzano una luce UV per attrarre gli insetti, che vengono poi catturati silenziosamente su una piastra adesiva nascosta all’interno dell’apparecchio. Non c’è rumore, non c’è odore e, soprattutto, non c’è alcun rischio di contaminazione.

Questo confronto evidenzia perché la scelta non è negoziabile in un contesto alimentare professionale.

Confronto tra sistemi di cattura per insetti volanti
Caratteristica Griglia elettrica Piastra collante
Conformità HACCP zone food NON conforme Conforme
Rischio contaminazione Alto (nebulizzazione) Nullo
Rumore Forte (zap) Silenzioso
Identificazione specie Impossibile Possibile
Manutenzione Pulizia frequente Sostituzione mensile

Un ulteriore vantaggio della piastra collante, cruciale per il monitoraggio, è che permette di identificare la specie e il numero di insetti catturati. Questo fornisce dati preziosi per capire la natura dell’infestazione e agire di conseguenza. Con una griglia elettrica, l’insetto è carbonizzato e irriconoscibile. Un ispettore che vede una trappola a piastra collante riconosce subito un approccio professionale e scientifico. Come conferma il Dott. Paolo Bianchi, Tecnologo Alimentare, nel suo «Manuale operativo disinfestazione HACCP»:

Le griglie elettriche sono vietate dalle normative HACCP nelle aree di preparazione perché la folgorazione proietta micro-particelle di insetto su cibo e superfici.

– Dott. Paolo Bianchi, Tecnologo Alimentare

L’errore di collegare l’acqua piovana ai rubinetti di casa senza disconnettore che contamina l’acquedotto pubblico

Questo titolo può sembrare fuori contesto, ma usiamolo come un’analogia potente. Il «disconnettore» è un dispositivo idraulico che impedisce all’acqua non potabile (come quella piovana) di rifluire e contaminare la rete dell’acquedotto pubblico. È una barriera fisica che protegge la purezza del sistema. Nel vostro ristorante, dovete pensare allo stesso modo: quali sono i «disconnettori igienici» che impediscono alle contaminazioni esterne di raggiungere le aree di preparazione del cibo? L’errore non è solo la porta del magazzino aperta, ma la mancanza di separazione netta tra zone «sporche» e zone «pulite».

Un ispettore non valuta solo la pulizia della cucina, ma l’intero flusso operativo. Cerca i punti di potenziale contaminazione crociata. Ad esempio:

  • Il personale di cucina che maneggia i sacchi della spazzatura e poi torna a manipolare il cibo senza un adeguato lavaggio delle mani e cambio del grembiule.
  • Carrelli usati per trasportare i rifiuti che vengono poi utilizzati, senza sanificazione, per trasportare merci pulite.
  • Le verdure non lavate (zona sporca) che vengono appoggiate sullo stesso piano di lavoro dove poi si taglia il pane (zona pulita).
  • Dipendenti che accedono alla cucina direttamente dagli spogliatoi con le stesse calzature usate all’esterno.

Ognuno di questi scenari è l’equivalente di un’assenza di disconnettore. State permettendo a potenziali contaminanti, inclusi batteri e uova di infestanti portati dall’esterno, di entrare in contatto con l’ambiente di produzione alimentare. La soluzione è creare barriere chiare, sia fisiche che procedurali. Percorsi separati per lo sporco e il pulito, attrezzature dedicate (es. coltelli e taglieri di colore diverso), e una formazione del personale martellante su questi principi sono i vostri disconnettori igienici.

Durante un’ispezione, dimostrare di aver mappato non solo i punti critici per gli infestanti, ma anche i flussi operativi per prevenire la contaminazione crociata, vi posiziona a un livello di professionalità superiore. Significa che non state solo reagendo a un problema (gli insetti), ma che state governando l’intero ecosistema igienico del vostro locale in modo proattivo e intelligente. Questo è ciò che un ispettore vuole vedere: un sistema pensato, non una serie di azioni casuali.

Punti chiave da ricordare

  • Il vostro piano HACCP non è un obbligo, ma un’assicurazione. Ogni documento è una prova legale che deve essere impeccabile.
  • La responsabilità è vostra, ma un contratto di disinfestazione personalizzato e dettagliato può diventare il vostro miglior scudo legale in caso di problemi.
  • La tecnologia non è un costo, ma un investimento. La digitalizzazione dei report vi fa risparmiare tempo, riduce gli errori e impressiona positivamente gli ispettori.

Quando utilizzare le trappole adesive nelle dispense alimentari per monitorare le infestazioni silenziose?

Le dispense e i magazzini sono il paradiso degli infestanti: buio, tranquillità e cibo a volontà. Spesso, le infestazioni in queste aree (soprattutto da blatte o Tignola fasciata) sono silenziose e diventano evidenti solo quando il problema è già grave. Attendere di vedere un insetto è troppo tardi. È qui che le trappole adesive non feromonali diventano uno strumento di monitoraggio indispensabile. Il loro scopo non è primariamente catturare per disinfestare, ma monitorare per prevenire. Devono essere usate sempre, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, come sentinelle passive.

L’utilizzo corretto prevede una strategia di posizionamento a griglia, sistematica e documentata. Non vanno messe a caso. Ecco un protocollo d’azione che un ispettore si aspetta di vedere applicato:

  1. Posizionamento perimetrale: Collocare una trappola ogni 3-5 metri lungo tutte le pareti della dispensa, a terra.
  2. Protezione delle derrate critiche: Aggiungere una seconda linea di trappole vicino alle scorte più a rischio, come sacchi di farina, zucchero, pasta e cioccolato.
  3. Numerazione e mappatura: Ogni trappola deve essere numerata e la sua posizione segnata su una planimetria, come abbiamo visto in precedenza.
  4. Controllo regolare: Ispezionare le trappole almeno una volta alla settimana. Ogni cattura, anche singola, deve essere registrata sul registro di monitoraggio, indicando il numero della trappola, la data e la specie (se riconoscibile).
  5. Sostituzione periodica: Le piastre collanti perdono efficacia. Vanno sostituite regolarmente (di solito ogni 30-60 giorni), anche se sono vuote, e la data di sostituzione va annotata.

Questa vigilanza costante offre un vantaggio inestimabile: il rilevamento precoce. I dati mostrano che il posizionamento sistematico di trappole adesive garantisce fino al 95% di rilevamento precoce di un’infestazione, permettendovi di attivare un intervento mirato prima che la situazione degeneri. Per un ispettore, un registro che mostra «zero catture» per mesi e poi una singola cattura seguita da un «intervento di disinfestazione straordinario» è la prova di un sistema che funziona alla perfezione. Dimostra che non solo monitorate, ma agite sulla base dei dati raccolti.

In conclusione, le trappole adesive nelle dispense non sono un rimedio, ma un sistema di allarme. Usarle correttamente significa avere occhi e orecchie sempre aperti, anche quando non siete presenti, trasformando un’area ad alto rischio in una zona sotto stretta sorveglianza.

Per garantire un monitoraggio efficace, è cruciale applicare con rigore la strategia di utilizzo delle trappole adesive.

Ora avete gli strumenti e la mentalità per trasformare la gestione infestanti da una fonte di ansia a un punto di forza della vostra attività. Applicate questi principi non come una lista di compiti, ma come una strategia integrata. Per mettere subito in pratica questi consigli, il prossimo passo logico è effettuare un audit completo del vostro attuale piano HACCP e del contratto con il vostro fornitore di servizi di disinfestazione.

Domande frequenti sulla gestione infestanti e HACCP

Chi è responsabile della gestione infestanti in un ristorante?

La responsabilità legale finale ricade sempre sul titolare dell’attività alimentare (OSA – Operatore del Settore Alimentare). Tuttavia, tramite un contratto di servizi dettagliato e personalizzato, è possibile delegare l’esecuzione delle procedure di monitoraggio e intervento a un’azienda di disinfestazione specializzata. In caso di contestazione, un contratto ben scritto è fondamentale per dimostrare di aver agito con la dovuta diligenza.

Cosa controllano principalmente i NAS riguardo agli infestanti?

I NAS verificano principalmente la coerenza tra il piano di autocontrollo (manuale HACCP) e la sua applicazione pratica. Controllano l’esistenza e la corretta compilazione del registro di monitoraggio infestanti, la presenza e il corretto posizionamento delle trappole come da planimetria, lo stato di pulizia generale e l’assenza di evidenze di infestazione (escrementi, carcasse, danni a derrate). Particolare attenzione è data alle procedure che prevengono l’accesso, come lo stato di porte e zanzariere.

Con quale frequenza deve essere effettuato il monitoraggio degli infestanti?

La frequenza del monitoraggio dipende dal livello di rischio dell’attività e deve essere definita nel piano di autocontrollo. Come linea guida generale, per un’attività di ristorazione si raccomanda un controllo visivo delle postazioni di monitoraggio (trappole) con frequenza almeno settimanale. Gli interventi professionali da parte dell’azienda di disinfestazione, invece, hanno solitamente una cadenza mensile o bimestrale, come specificato nel contratto di servizio.

Escrito por Elena Ricci, Biologa specializzata in igiene ambientale e consulente HACCP per il settore alimentare. Aiuta famiglie e ristoratori a garantire la sicurezza microbiologica degli ambienti dopo le infestazioni, focalizzandosi sulla sanificazione e la prevenzione delle contaminazioni.